Otranto tra patrimonio territoriale e contaminazione straniera

L’identità idruntina, un po’ come quella dell’intero Salento ma in maniera ancor più accentuata, si articola nella doppia tensione tra apertura verso lo straniero e preservazione della propria identità più profonda. A Otranto tale peculiarità che contraddistingue il tacco d’Italia è ancora più percepibile perché la città fu porto di attracco di navi sospinte dal vento dell’est alla volta del Mediterraneo; il centro fu più volte saccheggiato e invaso, alimentando una dialettica di scontro bellico e contaminazione culturale che tutt’oggi si riflette nel tessuto urbano e nei caleidoscopici reperti artistici.

Ogni agriturismo a Otranto è invece l’emblema della terra, di quel legame atavico e consolidato nei secoli tra la popolazione e il contesto. Quelli che oggi sono agriturismi in sintonia con il nuovo sentire e le nuove strategie socio – economiche erano un tempo masserie in cui si consumava una vita quotidianamente ciclica. Le produzioni agricole sono diventate eccellenze da preservare, sponsorizzare e poste al servizio delle logiche del mercato turistico, quelle stesse produzioni che altro non erano che mezzi di sostentamento economici per la povera cittadinanza.

È emblematico che Otranto rinasca proprio per mezzo di quelle che erano state le proprie croci, zavorre di un sistema retrogrado e senza un controllo governativo, periferia abbandonata e violentata; da quelle violenze si è generato il mosaico di arti che rende straordinaria la città, dall’assenza di stato si sono strutturate le masserie fortificate in cui la dieta salentina è nata ed è stata custodita. Le eccellenze salentine sono eccellenze storicamente date, possiedono un’anima addolorata ma viva, che adesso si mostra nel suo profilo più lucente.