LA MIA GROSSA GRASSA CROCIERA GRECA

Il 15% del PIL greco è direttamente o indirettamente connesso al turismo ed esso, a sua volta, dipende per la maggior parte dalle attrattive della costa, la quale comprende le quasi 200 isole (su 2.000) capaci di accogliere i visitatori che giungono principalmente dal centro Europa. Da ciò però si sviluppa una tendenza che è oramai globale: più un territorio assume una connotazione turistica di massa e più ci perde in autenticità, orientandosi su modelli massificati sempre più efficienti, sempre meno reali.

Di contro, si alimenta un turismo di contrasto, quello di chi ricerca l’autenticità dei luoghi e dei vissuti, al riparo dall’artificiosità impacchettata per le masse informi. Succede così che venga risvegliata la voglia sopita di addentrarsi tra le tradizioni elleniche, riscoprirne la gastronomia, le note del sirtaki, la vera essenza del luogo. E uno dei modi più gettonati è quello di concedersi una crociera in barca a vela in Grecia, raggiungendo isolotti spesso trascurati dalle grandi società di viaggi, e indagare con passione l’identità di ogni luoghi. Si tratta di format vacanza riservati a poche persone, così da stabilire un contatto che sia anche personale con gli addetti ai lavoro, l’itinerario cessa di essere un percorso obbligato e gestito nei tempi e nei modi e si fa invece motivo di confronto tra turista ed equipaggio della nave; i tempi vengono concordati e se si ha voglia di intrattenersi in un posto è sufficiente chiederlo. Tra Corfù e Cefalonia, Paxos e Itaca, la settimana è fitta e ricca di emozioni, la cultura greca viene accolta in modo globale, non in piccole dosi distillate in un pacchetto accettato acriticamente.