Vamos!

I piccoli lavoretti da pony espress e i tanti piccoli sacrifici fatti durante l’anno scolastico, mi avevano permesso di accantonare qualche centinaio di euro. Non tanti, ma sufficienti per poter pensare di fare una piccola vacanza senza chiedere nulla ai miei che, ben sapevo, non avevano risorse da indirizzare verso cose futili. Sapendo com’era la realtà, avevo progettato insieme al mio inseparabile amico, di fare un viaggio con destinazione Ibiza, la terra del divertimento. Erano almeno nove mesi che stavo sudando per risparmiare e se il mio amico, per sua fortuna, aveva il padre danaroso che gli avrebbe pagato ogni cosa, così non era per me che dovevo stare ben attento a non spendere nulla per investire il capitale in quella che sarebbe stata la vacanza perfetta.

Fu così che verso maggio iniziai ad esplorare il web alla ricerca delle soluzioni più economiche possibili e trovai un passaggio aereo andata e ritorno con una di quelle compagnie specializzate nel low cost. La combinazione che scelsi, prevedeva un soggiorno di un mese in quella favolosa isola di Ibiza sulla quale non avevo mai messo piede ma della quale sapevo tutto per aver passato giorni interi a cercare informazioni sul web. Non aveva più segreti: dai locali più trend, a come divertirsi senza spendere una barbarità, ai punti più vivi della movida internazionale, a cosa vedere, fare e mangiare…dovevo solo trovare una sistemazione adeguata.
Dopo un primo sondaggio, decisi di scartare qualsiasi soluzione alberghiera. Anche nei più modesti bed&breakfast avrei pagato di più di quanto avrei potuto permettermi e circa l’idea di accorciare il tempo di permanenza, non c’era nulla da fare: avevo già confermato e pagato un biglietto che non permetteva alcun tipo di cambio di data. Chiedere aiuto al mio amico (che forse una mano me l’avrebbe data) non mi andava e dovevo risolvere la cosa da me. Scartai anche i campeggi e proprio in mezzo alla disperazione più totale avvenne una sorta di miracolo, trovando il sito Ibiza Low Cost  dove venivano proposti appartamenti a Ibiza a prezzi meravigliosamente bassi! Quasi non ci credevo, eppure, andò proprio in quella maniera.

Scelsi un appartamento  e contattai l’agenzia che non ebbe difficoltà a confermarlo quasi istantaneamente, permettendomi di definire ogni aspetto della mia vacanza. Mi resi conto del fatto che, se l’avessi trovato prima, avrei potuto anche risparmiare sul  volo che la stessa agenzia mi avrebbe assicurato ad un prezzo ancor più basso di quello che pagai direttamente. Ma ora che lo so e quando ritornerò ad Ibiza, potrò fare affidamento ad un unico operatore che mi agevolerà in tutto per la mia prossima vacanza ad Ibiza!

 

Otranto tra patrimonio territoriale e contaminazione straniera

L’identità idruntina, un po’ come quella dell’intero Salento ma in maniera ancor più accentuata, si articola nella doppia tensione tra apertura verso lo straniero e preservazione della propria identità più profonda. A Otranto tale peculiarità che contraddistingue il tacco d’Italia è ancora più percepibile perché la città fu porto di attracco di navi sospinte dal vento dell’est alla volta del Mediterraneo; il centro fu più volte saccheggiato e invaso, alimentando una dialettica di scontro bellico e contaminazione culturale che tutt’oggi si riflette nel tessuto urbano e nei caleidoscopici reperti artistici.

Ogni agriturismo a Otranto è invece l’emblema della terra, di quel legame atavico e consolidato nei secoli tra la popolazione e il contesto. Quelli che oggi sono agriturismi in sintonia con il nuovo sentire e le nuove strategie socio – economiche erano un tempo masserie in cui si consumava una vita quotidianamente ciclica. Le produzioni agricole sono diventate eccellenze da preservare, sponsorizzare e poste al servizio delle logiche del mercato turistico, quelle stesse produzioni che altro non erano che mezzi di sostentamento economici per la povera cittadinanza.

È emblematico che Otranto rinasca proprio per mezzo di quelle che erano state le proprie croci, zavorre di un sistema retrogrado e senza un controllo governativo, periferia abbandonata e violentata; da quelle violenze si è generato il mosaico di arti che rende straordinaria la città, dall’assenza di stato si sono strutturate le masserie fortificate in cui la dieta salentina è nata ed è stata custodita. Le eccellenze salentine sono eccellenze storicamente date, possiedono un’anima addolorata ma viva, che adesso si mostra nel suo profilo più lucente.

ANZIO: STORIA DI MORTI E RINASCITE

Quella di Anzio è una storia di trasformazioni continue, evoluzioni e involuzioni, crolli e rinascite. Ed è una storia antichissima di un centro in grado di raggiungere prosperità già in un periodo antecedente alla nascita dell’impero romano. La città, infatti fu la capitale dei Volsci prima che il territorio venisse inglobato all’interno del futuro Impero Romano. La città conobbe un periodo di gloria sotto la dinastia dei claudi e diede i natali a illustri imperatori come Caligola e Nerone, ospitando sovente Cicerone e Mecenate. Nel Medioevo la città visse un tracollo mentre il centro urbano si spostò nella vicina Nettuno. Fu nel XIX secolo che Anzio tornò in auge, configurandosi come un centro balneare di rinomata importanza e sede di un turismo destinato per lo più ad altolocati signori della medio – alta società romana. Intanto essa era diventata, a partire dal 1856, un comune autonomo, separandosi da Nettuno. A cavallo tra XIX e XX secolo, lo sviluppo divenne più imponente, la città mutò forma assumendo una connotazione marcatamente urbana. Oggi Anzio è un centro di riferimento turistico in grado di offrire paesaggio marino, arte e cultura, figlie di una storia intensa e turbolenta, e una posizione strategica ideale, data la prossimità con Roma, distante meno di 60 km. L’assetto urbano ha però risentito dell’involuzione economica che ha sottomesso l’intero paese, in particolare in ambito edile e l’abbassamento dei prezzi ha fatto sì che le villette in vendita Anzio diventassero sempre più numerose. Ora l’assetto strutturale della città è in gran parte figlio della straordinaria evoluzione urbanistica inaugurata a partire dagli anni ’70, a cui si lega un retaggio storico di indubbia rilevanza.

La tradizione salentina tra obbedienza e rinascita

La cultura salentina è alimentata da alcuni capisaldi della tradizione del posto che, reinterpretati secondo esigenze di estetizzazione moderna, sono oggi patrimonio di un bacino semantico in continuo divenire e che concorrono a impreziosire il contesto territoriale. La vita contadina, la masseria in Salento e la pizzica, sia come canto che come danza, la poetica della sottomissione all’invasore sono tutti elementi dalle forte tinte drammatiche e pervase di un senso di angoscia e sottomissione che oggi si stempera fino a dissolversi del tutto, trasformandosi in esaltante caratterizzazione socioculturale a cui inneggiare e attraverso cui identificare se stessi e la propria appartenenza.

Le dinamiche di vita contadina nel leccese sono state elemento principale di una intera ideologia geografica ben circoscritta; è all’interno della produzione dei campi, sia all’interno delle masserie fortificate e sia in campi aperti a cui era destinata una manodopera in continua crescita, si celebrava una vera e propria liturgia popolare, imbevuta di sfumature religiose non sempre introiettate in maniera spontanea nel tessuto simbolico di riferimento. L’idea della subordinazione femminile a quella maschile e di quella maschile a dio, l’accettazione di uno stato sociale reietto imposto fin dalla nascita, l’incapacità di andare oltre un destino prestabilito sono pilastri che nella realtà contadina assumono la forma di ataviche precondizioni ineludibili, a cui sottostare all’interno del circuito di riferimento, dove la campagna non sottende la semantica bucolica del locus amoenus virgiliano ma è spettro tirannico di un destino congelato sulle proprie convenzioni.  Le masserie che oggi inneggiano a un turismo altolocato e distinto, altro non erano che rifugio timoroso e fortificato contro le continue devastazioni del nemico proveniente dall’orizzonte adriatico, da cui giunsero per secoli le minacce orientali e che oggi sono valore aggiunto di un organismo territoriale dai mille volti inglobati in un unico, affascinante profilo multietnico. Allo stesso modo la pizzica, oggi celebrante inno di sfrenatezza, lussuria e abbandono all’istintualità, nasce come unica forma di divincolamento all’ordine precostituito e a cui la razionalità non avrebbe potuto porre barriere senza andare incontro alla pubblica disapprovazione.

LA MIA GROSSA GRASSA CROCIERA GRECA

Il 15% del PIL greco è direttamente o indirettamente connesso al turismo ed esso, a sua volta, dipende per la maggior parte dalle attrattive della costa, la quale comprende le quasi 200 isole (su 2.000) capaci di accogliere i visitatori che giungono principalmente dal centro Europa. Da ciò però si sviluppa una tendenza che è oramai globale: più un territorio assume una connotazione turistica di massa e più ci perde in autenticità, orientandosi su modelli massificati sempre più efficienti, sempre meno reali.

Di contro, si alimenta un turismo di contrasto, quello di chi ricerca l’autenticità dei luoghi e dei vissuti, al riparo dall’artificiosità impacchettata per le masse informi. Succede così che venga risvegliata la voglia sopita di addentrarsi tra le tradizioni elleniche, riscoprirne la gastronomia, le note del sirtaki, la vera essenza del luogo. E uno dei modi più gettonati è quello di concedersi una crociera in barca a vela in Grecia, raggiungendo isolotti spesso trascurati dalle grandi società di viaggi, e indagare con passione l’identità di ogni luoghi. Si tratta di format vacanza riservati a poche persone, così da stabilire un contatto che sia anche personale con gli addetti ai lavoro, l’itinerario cessa di essere un percorso obbligato e gestito nei tempi e nei modi e si fa invece motivo di confronto tra turista ed equipaggio della nave; i tempi vengono concordati e se si ha voglia di intrattenersi in un posto è sufficiente chiederlo. Tra Corfù e Cefalonia, Paxos e Itaca, la settimana è fitta e ricca di emozioni, la cultura greca viene accolta in modo globale, non in piccole dosi distillate in un pacchetto accettato acriticamente.